SESTO REPORT IPCC
Il 20 marzo è stato pubblicato il sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici (AR6 Report) dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).
Nel Summary for policymakers (in attesa della pubblicazione del rapporto integrale) si registrano sinteticamente le conclusioni cui il Panel è pervenuto nell’ambito della propria attività di analisi degli studi più recenti disponibili in materia di cambiamento climatico.
L’elemento di sostanziale novità che caratterizza l’ultimo Report rispetto ai precedenti è l’approccio – anche terminologico – che emerge dalla lettura del documento di sintesi: è necessario, e non più differibile, un intervento massiccio e trasversale, che interessi ogni livello di governance, e che miri concretamente a ridurre le emissioni di gas serra, anche nell’interesse dei Paesi meno sviluppati e quindi più vulnerabili rispetto agli impatti negativi del climate change (“Approximately 3.3-3.6 billion people live in contexts that are highly vulnerable to climate change. Human and ecosystem vulnerability are interdependent”).
La lotta al cambiamento climatico non è più una prospettiva, ma un impegno che deve interessare con urgenza tutti i soggetti ad ogni titolo coinvolti nei processi di mitigazione, in quanto gli effetti negativi – pur ove non immediatamente percepibili in ogni area geografica – sono destinati a coinvolgere tutti, in qualsiasi parte del pianeta (“Climate change has already caused widespread impacts and related lossess and damages on human systems and altered terrestrial, freshwater and ocean ecosystems worldwide”).
L’uomo, la cui attività – negli anni – ha costituito il principale motore del collasso del sistema climatico, può (e deve) anche esserne il freno. Secondo l’IPCC, infatti, “It is unequivocal that human influence has warmed the atmosphere, ocean and land […] Human influence was very likely the main driver of these increases since at least 1971”; e i meccanismi di difesa e adattamento sinora elaborati “are fragmented, incremental, sector-specific and unequally distributed across regions”.
Secondo l’IPCC è comunque possibile invertire il trend: “Some future changes are unavoidable and/or irreversible but can be limited by deep, rapid and sustained global greenhouse gas emission reduction. The likelihood of abrupt and/or irreversible changes increases with higher global warming levels. Similarly, the probability of low-likelihood outcomes associated with potentially very large adverse impacts increases with higher global warming levels (high confidence)”.
È necessario, in definitiva, che ognuno contribuisca, quanto prima e nel miglior modo possibile, al necessario percorso di adattamento che consentirà la sopravvivenza del genere umano e la conservazione delle risorse naturali: “Government actions at sub-national, national and international levels, with civil society and the private sector, play a crucial role enabling and accelerating shifts in development pathways towards sustainability and climate resilient development. Climate resilient development is enabled when governments, civil society and the private sector make inclusive development choices that prioritize risk reduction, equity and justice, and when decision-making processes, finance and actions are integrated across governance levels, sectors and timeframes”.
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